Il Laboratorio

Il senso

Il senso della nostra ricerca sta nell’aiutare i genitori ad educare i bambini. La famiglia è il luogo della riproduzione sociale, dove i bambini a cui non sono garantite pari opportunità restano vincolati al destino legato alla condizione di nascita, soprattutto in un Paese come l’Italia di oggi in cui, come dimostrano molteplici ricerche, la mobilità sociale è ancora minima e il destino di molti bambini ancora troppo legato alla fatalità.

Oggi però sappiamo che la famiglia può anche essere il luogo della tras-formazione sociale, luogo di liberazione dei vincoli che permette alla persona di diventare umana. La persona, infatti, per definizione, non solo è, ma soprattutto diventa. In questo diventare c’è la possibilità dell’educazione. 

Mobilitare il capitale educativo dei genitori è quindi, come dice J.P. Pourtois, un’azione fondamentale di ogni società democratica in quanto è l’azione che permette ai genitori di riappropriarsi della funzione educativa e di apprendere a sostenere la crescita dei loro figli. Anche il Comitato dei Ministri del Consiglio dall’Europa si è pronunciato in merito con diverse recenti Raccomandazioni che invitano a promuovere le condizioni affinché i bambini possano crescere in un contesto familiare costruito all’insegna del “miglior interesse del bambino”, caratterizzato dall’esercizio di una “genitorialità positiva”. 

Per questo è indispensabile formare i genitori, ma soprattutto operatori sociali, socio-sanitari e insegnanti a collaborare con i genitori nell’educazione dei loro figli, senza insegnare nulla a nessuno, secondo un modello debole di sostegno che paradossalmente non modellizzi, ma accompagni ogni genitore a trovare la propria misura: come diceva Froebel, “ognuno è modello a se stesso”, e la nostra maestra, Diega Orlando Cian, non si stancava di ripeterlo.

Cosa facciamo

Nel IV Piano Nazionale d’azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva (predisposto dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e adottato con Decreto del Presidente della Repubblica il 31.08.2016) e nelle Linee di Indirizzo nazionali sull’intervento con le famiglie in situazione di vulnerabilità, si afferma la necessità di dare vita ad un continuum di servizi e interventi, basato sulla nozione di “bisogni di sviluppo dei bambini”, per costruire un sistema che veda ad un estremo i servizi/interventi rivolti a genitori e famiglie in cui i bambini sono in situazione di “normalità” (ma “visto da vicino nessuno è normale”, era scritto sul muro dell’ospedale di Trieste ai tempi di Franco Basaglia), fino all’altro estremo relativo ai servizi/interventi rivolti a genitori e famiglie in cui i bambini hanno bisogno di interventi specifici, quali sono i bambini in protezione fino ai bambini adottabili/adottati.

Nello specifico, le tre grandi aree di intervento ruotano intorno alle “tre P” dell’Educazione Familiare, che si basano sull’idea che va fatto ogni sforzo, in ogni contesto, per generare ben-essere famigliare, qualità della crescita e prevenire ogni forma di maltrattamento all’infanzia. Per questo, il loro perimetro può essere così definito:

Negli ultimi tempi, la terza P, quindi il tema della tutela dei bambini che vivono nelle famiglie più vulnerabili ci interroga sempre più insistentemente: in esso diventa evidente la centralità di un lavoro educativo e sociale rivolto a garantire il diritto del bambino a crescere in una dimensione famigliare (legge n. 149 del 2001, articolo 1). Il diritto del bambino alla famiglia supera l’antitesi fra tutela del minore e cura delle relazioni con la famiglia di origine, in favore di una corrispondenza, che trova la sua ragion d’essere nel fatto che, per aiutare un bambino, occorre aiutare i suoi genitori ad avere un buon legame di cura e affetto nei suoi confronti.

Accompagnare i genitori più fragili significa supportare anche gli operatori sociali nella realizzazione degli interventi. Il principio a “ogni bambino il suo progetto” permette agli operatori sociali di costruire con i bambini e le famiglie progetti di intervento efficaci, definiti nei tempi, produttori di cambiamenti concreti e misurabili: per questo il tema della qualità dei servizi e della valutazione dei processi e degli esiti sta entrando sempre di più nella nostra pratica di ricerca.

Ci piace questa espressione: pratica e ricerca sono due facce della stessa medaglia. La ricerca, soprattutto quella pedagogica, è inestricabilmente connessa all’intervento. L’intervento è il luogo in cui si apprende dalla realtà, se la ricerca si nutre di intervento, si ricongiunge al suo autentico fine: contribuire a migliorare la realtà stessa.

Ricerca-formazione-azione-servizio al territorio: sono questi i quattro cardini del nostro agire. É arduo, ma inevitabile voler provare a tenerli insieme nel nostro lavoro di ogni giorno.

Con chi collaboriamo

M. Angels Balsells, Università di Lleida (Spagna), Grup de recerca sobre intervencions socioeducatives en la inféncia i la Joventut (GRISIJ);


Jean-Marie Bouchard de l'Université du Québec à Montréal (Canada);


Michel Boutanquoi, de l'Université de Franche-Comté (Francia);


Claire Chamberland, de l'Université du Québec à Montréal (Canada);


Annie Devault, de l'Université du Québec en Outauais (Canada);


Nuria Fuentes, Università di Barcellona (Spagna), Grup de recerca sobre intervencions socioeducatives en la inféncia i la Joventut (GRISIJ);


Carl Lacharité, Université di Quebec a Trois-Riviéres (Canada) e direttore del Groupe de recherche et d'intervention sur la négligence envers les enfants;


Serge Larivée de l'Université du Québec à Montréal (Canada);


Suzanne Laviguer, de l'Université du Québec en Outauais (Canada);


Juan Carlos Martin, dell'Université di Gran Canaria e de La Laguna (Spagna);


Edgar Marthinsen, della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim (Norvegia); 


Patricia Mc Namara, La Trobe University, Melbourne (Australia);


Anne Moe, della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim (Norvegia);


Jean-Pierre Pourtois e il CERIS de l'Université de l'Etat é Mons-Hainaut (Belgio);


M.José Rodrigo dell'Université di Gran Canaria e de La Laguna (Spagna);


Gilles Séraphin, dell'Université de Éducation familiale et interventions sociales auprès des familles, Université de Paris-Nanterre (Francia).


Association pour l’Education Familiale, Friburgo (Svizzera).

GIREFV - Groupe International de Recherche Enfants, Familles et Vulnérabilités, Université de Franche-Comté (Francia), Universitè de Paris-Nanterre (Francia), Università di Lleida (Spagna), Università di Barcellona (Spagna), Università di Padova, Università di Trieste, Université du Queébec à Montréal (Canada), Université du Quabec à Trois-Riviéres (Canada), Université du Quebec en Outauais (Canada).